Mariano Pietrini

20160417_113848Mariano Pietrini nasce a Barcellona P.G. il 12/03/45, si diploma geometra nel 1964 e successivamente nel 1970 si laurea in Economia e Commercio all’Università di Messina. Ha insegnato matematica applicata negli istituti tecnici della Provincia di Messina ed in pari tempo ha esercitato la libera professione di commercialista. E’ cresciuto in un quartiere fra i più antichi di Barcellona trascorrendo tutta la sua fanciullezza e giovinezza tra vie e viuzze a contatto con una miriade di botteghe artigianali, ha militato per anni nelle squadre di calcio della propria città. La sua vita è stata una continua corsa giocando e studiando.

La sua famiglia ha svolto di generazione in generazione l’attività di commerciante di agrumi. Sposatosi nel 1973, ha una famiglia meravigliosa composta da tre figli: Ada, Veralisa e Nino, la moglie Gisella stupenda che gli è stata e gli è sempre vicina assecondandolo con un dialogo amorevole da sempre.

Nel campo artistico, autodidatta, assertore del principio che l’uomo ha delle potenzialità infinite quando s’immerge nella “Luce” per cui è stato creato concependo il concepibile.

Il suo percorso artistico è stato ed è fondato sull’elaborazione di pensieri trasferiti successivamente nell’arte con l’invenzione di tecniche sfruttanti la tecnologia del momento.

Parlare di Mariano significa voler fermare lo scirocco infuocato della sua terra, si autodefinisce “Figlio del vento“, ciò che pensa, l’attimo successivo diventa realtà visiva. La sua visione creativa è rottativa dalla pittura tridimensionale a colore su colore, alla scultura, alla cartapesta, ai restauri di opere d’arte, all’allestimento di un ParcoMuseo, alla raccolta di quindicimila oggetti dell’etnografia. Tutto ciò che immagina, realizza. Parlare delle sue teorie è come immergersi in un fiume in tempesta, come voler fermare l’eco o come inseguire la “Luce” sulle onde nella Baia di Tindari.

immag-parco-jalari4Le principali intuizioni: “l’ordine nel disordine“, “l’equazione che l’errore non esiste“, “la legge sui contrasti“, “la teoria del bello“.

Lo studio sistematico sull’energia delle pietre e della natura etc. sono stati un suo impegno costante.

Ha al suo attivo numerose mostre di pittura, scultura nazionali ed estere, libri già pubblicati e sta lavorando alla stesura di alcuni testi sull’energia delle pietre dal titolo: “L’Universo energetico del bello”; “La Memoria della storia” e “L’Universo infinito infinitamente infinito della Luce” (la Piramide di Luce).

I testi in via di pubblicazione sono contemporaneamente scolpiti sulle pietre nella montagna parlante di Jalari.

immag-parco-jalari6Chi è Mariano? Si può cogliere la sua multiforme creatività visitando il ParcoMuseo Jalari. Un percorso mistico, filosofico, artistico, energetico, che Egli suole definire “La montagna parlante, la Piramide di Luce del terzo millennio“, per visitarlo si impiega al primo impatto circa tre ore, ma chi entra in questa stupenda, meravigliosa realtà, ne rimane affascinato per sempre. Il ParcoMuseo Jalari è opera di Mariano e del fratello Salvatore, eminente artista, creatore di tutte le architetture del mondo di Jalari. Di solito Mariano, parlando del fratello Salvatore dice che “comunemente dal niente non si concepisce niente, nelle mani di Salvatore anche il niente diventa opera d’arte”. Ma Jalari è la creazione eccelsa di una famiglia, poiché sono coinvolti in venticinque, figli, nipoti, figli dei figli, ed è una grande scuola creativa e di pensiero, dove ruotano settanta giovani ed è sempre in continua evoluzione.

Cosa dire di Mariano, della montagna parlante, del sogno dei sogni? Egli ama la sua terra con la forza e la passione dei suoi vulcani, si immerge nei tramonti infuocati sulla Baia di Tindari per dare “Luce” alla sua essenza. Rinasce, riscopre la forza del Guerriero per continuare a creare, dialogare con il bello, con le pietre, con l’eco.

Le pietre parlanti di Jalari, infinite, provenienti dai torrenti dei Nebrodi e Peloritani, suole dire che sono la minima parte della potenzialità della forza creativa di un uomo quando s’immerge nella “Luce”, per cui siamo stati creati, danno la dimensione dell’uomo creativo di nome Mariano.

Noi ringraziamo l’amico Mariano per la visione del concepimento del Bello e lo affidiamo a Colui che E’.

Pubblicazioni:

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L’Universo della Luce La Pace

luglio 2015

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Introduzione all’opera di Mariano Pietrini “L’universo della luce, la pace.”

di Carmelo Eduardo Maimone

“L’uomo, la più celebrata forma d’arte.”

E’ dall’antichità, epoca spesso trascurata che ci pervengono i prodromi, il sedimento, il fermento di un humus sul quale attecchirà l’embrione della grandezza umana, di quella espressione insita nella sua natura che lo porterà ad elevarsi al disopra di tutti gli altri esseri viventi. In questo nostro breve viaggio, come non considerarla allora?Dal rinvenimento di una piccola statuetta in pietra in una località dell’Austria, l’antropologo ha saputo carpire gli albori dell’arte e la sua influenza sulla mente dell’uomo, il piccolo oggetto scultoreo alto appena undici centimetri rappresenta una figura femminile di tipo steatopigico, ovvero dalle proporzioni smisurate in alcune parti come ad esempio il seno, i fianchi, i glutei, l’organo genitale, mentre trascuravano del tutto la rappresentazione di un volto, la definizione di braccia e gambe.

La venere di Willendorf di datazione paleolitica, ha un valore inestimabile poiché considerata il più antico esempio scultoreo a noi pervenuto, oltremodo portatore di un pensiero che si materializza nella scelta degli elementi che richiamano la fertilità, la prosperità, la procreazione, la vita.

E’ certamente questa una raffinata forma d’arte che racchiude in se un chiaro pensiero, un inopinabile messaggio.

Spostando ora un po lo sguardo, osserviamo che:

Durante il succedersi delle dinastie regnanti nell’antico Egitto, la rappresentazione umana perdura per i millenni della storia dei faraoni senza che subisca minimamente alcun cambiamento, anche se le figure prendevano adesso proporzioni matematiche  era proprio a questo che le classi dominanti volevano affidarsi, per accomunare alla espressione tipica della propria arte il messaggio recondito della durevolezza, una  scelta lontana dal cambiamento quindi portatrice di una condizione di stabilità.

L’agognare al sublime trapassa e perdura nel tempo, anzi si veste di raffinata sapienza, di geniali intuizioni.

Che dire allora dell’arte sacra o dei volti di Michelangelo Merisi e degli impressionisti che  sovente celebrano la quotidianità femminea, fra questi mi piace anche ricordare Gustave Caillebotte, e della stupefacente raffinatezza intellettuale e rappresentativa del Durer? Un mondo quello umano ripiegato sulla ricerca della propria interiorità, che trova sublimazione nella dimensione dell’arte.

Ed ecco che l’arcano ci schiude le sue porte ma appare necessario nel varcare la soglia, abbandonare i vizi, la grettezza e portare con se invece l’umiltà, il desiderio di conoscenza, la passione e l’amore per ciò che si persegue, in un atto di ricerca introspettiva si, ma che non trascuri la bellezza e la grandezza delle cose create poste come filtro fra noi e la magnanimità divina.

Condizione affinché quanto espresso trovi attuamento quindi è il discostarsi da un atteggiamento antropocentrico, cogliendo invece con spirito indagatore, ma auspicabilmente con animo puro le naturali espressioni del creato che nella sublimazione dei sensi divengono arte.

E sono ancora volti silenti ma profondamente espressivi, mani congiunte in gesto di preghiera, figure oranti con lo sguardo rivolto verso il cielo, ad animare d’incanto e magia un mondo che sembra essere scaturito dall’idea dell’eterno, come tale è la materia della quale è composto, un luogo creato con grande passione, devozione, con smisurata energia e coraggio,  luogo di culto e di preghiera, ma anche di incanto che alle generazioni future verrà in dono.

E’ la dimensione dell’arcano di Mariano Pietrini, artista poliedrico egli nel corso del tempo ha prodotto senza posa, con mai ammansita audacia, fervore, bruciato nell’intimo dal desiderio di svelare, svelarsi i segreti dell’esistenza, del senso del vivere.

La naturale risultante sta nelle sue opere pittoriche, nei versi da lui composti, ma ancor più, a mio avviso, nel suo dialogo col mondo delle pietre, materia questa dalla quale lui catalizza l’energia che lo proietta instancabilmente verso nuovi orizzonti, verso agognate mete, e che lo pone a contatto con la durezza e la durevolezza, vorrei dire con l’immortalità dell’elemento.

Le sue opere scultoree, spesso di gigantesche proporzioni nascono da un profondo sedimento di religiosità che l’artista propone nei volti mariani assorti in mesta preghiera, nelle mani congiunte a supplica del divino, nel simbolismo religioso, tutti elementi ai quali egli affida il suo messaggio di cristianità e operosità pregno a volte di commovente ingenua spontaneità, di quella purezza propria dei sognatori.

Ed è come nel materializzarsi di un sogno da lui da tempo accarezzato, alla cui genesi, trepidante, ho instancabilmente assistito, che m’è apparsa infine “L’universo della luce, la pace.” Il germe della creazione ha ancora generato e l’artista è tornato a donare un’opera di dimensioni eccezionali al cui cospetto non si può che obbedire alla legge del silenzio, mentre richiamati germogliano nell’interiorità i più nobili contatti col divino, la stessa pone nella mente dell’osservatore  il messaggio di cui è portatrice e tutto avviene come d’incanto e senza che nessun fatuo bagliore distolga dal senso, ovvero, dalla visione della compiutezza del concetto del bello, della misticità della preghiera, dell’emanazione della luce.

Colgo i pensieri dell’artista, nel ripercorrere la genesi dell’opera, che in atto di preghiera accarezza il sedimento della sua imminente creazione.

“Ispirami o signore, vieni o padre mio, illumina i miei pensieri, guida la mia essenza, il mio cuore, la mia mente, le mie mani.”

Quanto immaginato vuole, deve prendere vita, “L’universo della luce, la pace” è nel suo concepimento, adesso tutto è chiaro.

“Un’opera maestosa innalzata verso il cielo per armonizzare i cuori, per donare al vento l’inno della luce ed osannare costantemente l’universo della pace.

Ali per riunire  nell’armonia delle stelle, l’Italia dal sud al nord, dal mare alle Alpi, un dono nato dall’amore di un siciliano  per celebrare lo splendore, l’antichità della sua terra.”

E arrivò il tempo che dalla ricerca nella materia, apparvero le sembianze della Vergine Maria.

Sue le parole:

“ La luna apparsa nel cielo aveva schiarito il tempo per donare la nostalgia dell’attesa, la pietra aveva custodito in se la luce della Vergine indugiando al richiamo del vento per essere plasmata, una profezia annunziata dalle stelle aveva scritto nel cielo dell’amore che un sognatore avrebbe messo la propria energia per svelare la forma custodita entro di essa, era quella della Vergine della pace.”

Era iniziato un cammino di fede e di speranza, l’artista era intento a creare, dentro di lui una infinità di sensazioni, pensieri accarezzati da tempo alimentavano di energia il gesto che freneticamente  indagava nella materia, la passione per quel gesto, per la ricerca, ora divampava dentro, tutto era in attesa del suo compimento.

“La voce tacque, l’uomo si sentì rassicurato ed istintivamente si fece il segno della croce, la Vergine Maria, dopo giorni e giorni di sudore, trepidazione, polvere, apparve radiosa, sorridente, accogliente, esclamando: figlio, figlio sono apparsa, mi hai liberata, ero qui chiusa dalla notte dei tempi, figlio sono felice per te la tua fede ti ha premiato.”

Spesso, nel condividere con l’artista i luoghi dove si innalzano al cielo le sue antenne cosmiche, nell’ascoltarlo mentre si prodiga appassionatamente a descrivermi i moti dell’anima, gli intimi convincimenti, la fede dalla quale sono scaturite, spesso sono rimasto in silenzio a gustare la sacralità di quei luoghi e con spirito un po’ pagano ho rivisitato epoche ormai dissolte nel tempo, quando civiltà megalitiche calcavano la terra, quando i Druidi erano l’anello di congiunzione del mortale con le divinità del Valhalla, condotto per via da indomite Walkirie, e d’improvviso mi sono ritrovato catapultato in quella enorme sala ed al fianco di una moltitudine di guerrieri che per ricompensa sono giunti a questa ultima dimora, mi sono nutrito della appagante pienezza che colma solo lo splendore della luce divina, Odino ha sostentato il mio essere portandomi nei luoghi delle battaglie e a sera mentre si cicatrizzavano le  ferite, l’idromele spegneva la sete e la carne di cinghiale placava il ventre, questo nell’attesa della battaglia finale, in Ragnarok.

Quando mi aggiro fra quei guerrieri aspetto solo di sentire l’ultimo richiamo, ascoltando il clangore delle armature, lo scalpitio dei cavalli, il trambusto della battaglia  e vedo emergere dalla moltitudine delle sembianze a me care, combattente indomito, infaticabile, risoluto,  mi s’appressa e sorride, è costui Mariano Pietrini.

Narra Rilke, di un uomo che ascoltava le pietre, un tempo avvenne che Dio s’accorse di lui e non poté distogliere i suoi occhi da quelle mani che gli sembrarono dapprima giunte come in atto di preghiera, ma la preghiera che ne scaturiva le spingeva lontano l’una dall’altra, molte preghiere stavano arrivando al cielo, ma Dio ne riconobbe solo una, la forza di Michelangelo, così Egli gridò:

“Michelangelo! Chi è nella pietra?” Michelangelo tese l’orecchio, le sue mani tremavano, poi rispose con voce cupa:

“Tu mio Dio. E chi altri? Ma io non posso giungere sino a Te.”

Dio allora comprese che Egli era anche nella pietra, ora aspettava solo che le mani del maestro lo liberassero, costui senza sosta si avvicinava alle finite forme e nel mentre pensava:

“Tu sei solo un piccolo masso ma io qui sento una spalla, è quella di Giuseppe d’Arimatea, qui è Maria che si china, sento le Sue mani tremanti che sostengono Gesù nostro signore appena spirato sulla croce, voglio portarti a compimento. Tu sei la mia opera.”

E venne una voce e chiese.

“Michelangelo, chi è in te?”

E lui rispose: “Tu mio Dio. E chi altri?”

Adesso vai Mariano, e col tuo pensiero vola ancora nel vento.

solstizio d’Estate XXVII – IX – MMXII

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