Antologia “Premio Mariano Pietrini 2017”

Prefazione

Copertina Antologia PREMIO Mariano Pietrini
Incipit:
Si oscura la montagna,
e ruba il rosso
alle foglie d’autunno.
Yosa Buson

Un coro di voci, sentimenti d’amore si levano per un uomo, un’antologia poetica custodisce come uno scrigno colmo di gemme preziose, i più cari e maturi ricordi e ripercorre il gesto di colui che ha saputo creare, comunicare col mondo e con l’eterno, è un coro d’Eschilo, mimi dell’umano patire, sbraccianti, che afferrano saldamente e sottraggono dall’oblìo quel creatore.
Se si consente il sinonimo “Rubare-custodire” di cui all’incipit, aggettivi che nella realtà stanno agli antipodi, ecco che possiamo affermare che attraverso la metafora, la poesia compie ancora, come sempre, il miracolo poiché essa stessa è miracolo!
Mai versi mi sono apparsi più commoventi!
Là dove il poeta snuda la sua anima esposta alla fralezza fatale della consunzione delle cose e del trascorrere del tempo che inarginabile travolge tutto, persino la coscienza dell’essere vacilla e non trova appigli se non nella condizione dell’arcano, della spiritualità, del metafisico.
Nel suo “tractatus logico-philosophicus” Wittgenstein afferma:
– Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.- Ovvero che nulla si deve dire se non ciò che può dirsi. Pur trovandomi in accordo con lui in tante parti della sua filosofia, dissento da tale affermazione là dove in tale atto si intenda precludere il gesto dell’indagine oltre il dimostrato-dimostrabile, poiché dal metafisico a volte si materializza l’intuizione del genio.
Accolga dunque la coscienza dell’essere, l’ineluttabile, e come la montagna custodisca le foglie d’autunno che un tempo furono verdi e pregne di linfa.
Così l’incipit di Yosa Buson custodisce per noi, un messaggio rilucente sì, ma da svelare.
Una coscienza quando è colma deve traboccare, come quando un frutto è maturo deve essere colto. Ecco! E’ così che si consuma l’atto del
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comunicare, l’artista dialoga ora col mondo che raggiunge la sua coscienza attraverso la percezione e restituisce poi a quel mondo l’interpretazione della sua esperienza.
Yosa Buson fu certamente attento a cogliere quei segnali, e pronto a riceverli ed elaborarli creando un suo linguaggio sia nel mondo della pittura che in quanto ha scritto, trasferendo così la sua esperienza acquisita nel contatto con la natura e nell’analisi del senso dell’esistenza nell’elaborato da interpretare.
In un ennesimo atto di similitudine mi piace adesso accostare alla figura del poeta e pittore autodidatta Yosa Buson, quella di un caro amico che timidamente, silenziosamente, onnipresentemente ho accompagnato nel suo cammino d’artista, il mai perduto Mariano Pietrini.
Una delle condizioni che ho imparato dal cammino di Santiago è quella del distacco, accettare che nulla è per sempre e che tempo verrà in cui sarà necessario prendere congedo.
Ma lì le azioni si svolgevano in tempi ristretti, mentre io posso affermare che l’artista Mariano Pietrini ho avuto il privilegio di viverlo intensamente per lungo tempo, eppure avverto come un senso di ingiustizia gravare su quel bellissimo e intenso rapporto d’amicizia e d’arte che ho vissuto con lui, non ero pronto a perderlo… ma chi mai lo è?
Maestro d’arte nella accezione più romantica del termine egli si è espresso secondo i canoni della scultura, della scrittura, della pittura, in un linguaggio armonico e stilisticamente unico che è la sintesi della sua genialità.
Uomo conquiso nell’interiorità dagli spazi immensi del creato, così come dai messaggi dell’arcano che le sacralità di Stonhenge, dei megaliti di Largimusco di Monte Albano Elicona, e la perfezione delle cattedrali gotiche emanano persino al cospetto dei profani.
Sensibile e generoso in un estremo atto ha donato “L’universo della luce, la pace” trittico scultoreo ciclopico di rara bellezza, alla sua città in segno di inestiguibile, indiscutibile, innegabile atto di amore.
Acuto osservatore dell’accadere, sensibile alle umane vicissitudini, sempre dalla parte dei più deboli, Mariano era sempre lì dove si rendeva necessario che si affermasse la giustizia, il bene, il bello, invero pronto a distinguerlo poiché lui lo custodiva nella sua interiorità.
E proprio dal suo profondo affiorava il suo stremante ma indomito travaglio, uomo di fede, tuttavia non ha mai smesso di interrogarsi, di interrogare l’accadere, gli eventi nel suo interpretare erano sempre
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riconducibili ad una visione in chiave cristiana, Mariano è stato un grande uomo di fede, di fede nel divino, di fede nel prossimo, nell’arte come mezzo di congiunzione al divino, nell’amore come atto di solidarietà e comprensione dei più deboli, degli emarginati, una figura immensa per questi tempi orfani di luce, del bello, del bene.
Mi dolgo di dover scrivere, così come tante volte ho fatto, di Mariano Pietrini in un tempo che mi rende orfano e attonito della sua materiale presenza, tuttavia mi piace pensare che questo possa servire a lenire l’acuirsi di un disagio che condivido certo con i tanti amici che lo hanno amato.
Mariano, come mi disse una sua cara amica, era come “la brezza del soffio” quella carezza corroborante che ti sfiora e frastorna, lei un giorno mi scrisse, un plico mi fu recapitato dal postino, mi ritrovai fra le mani un suo libro, la sua poetica, mi emozionò! Ma non era finita lì, il resto mi commosse inducendomi al silenzio di giorni, nella prima di copertina vi era una dedica “A Mariano con infinito affetto e profonda stima.”
La data era del 29 Marzo del 2016, subito nella parte inferiore una seconda dedica recitava così :
A Carmelo Maimone… questa copia era destinata a Mariano, avrei dovuto consegnargliela quando ci siamo visti nel 2016… ma l’ho dimenticato, con affetto a Carmelo… Giusi Contrafatto.
Aggiungo un elemento a quanto già custodisco di lui, fra queste la più grande delle cose è sicuramente l’amore che ho da lui ricevuto e che sono certo ho saputo ridargli.

Epilogo:
Non cesseremo l’esplorazione,
e la fine di tutto il nostro esplorare
sarà giungere là onde partimmo
e conoscere il luogo per la prima volta.
Thomas Eliot

Barcellona P.G. Anno domini VI-VII-MMXVII

Carmelo Eduardo Maimone

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