PRESENTAZIONE “PASSI” PEDAGOGIA DEL CUORE di Giusi Contrafatto

Presentazione silloge di poesia 

locandina giusidi Giusi Contrafatto

“Passi” Pedagogia del Cuore

 

 

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Giusi Contrafatto è una poetessa siciliana e come tale annuncia già una specificità che è
fortemente intrisa di questa terra,considerata dolente e incompiuta, nel sentire comune, per tutto ciò
che l’abbondanza dei suoi beni sembra promettere e non mantenere.
Ora, immergersi nel mare che l’isola richiama non è solo una sensazione che ci tenta e ci insegue,ma
una metafora quasi irrinunciabile dell’oblio, dell’abbandono incosciente al quale ci spinge.
E’ quel “ mare colore del vino, di cui parla Sciascia, l’eterna tentazione dei siciliani di bere per
dimenticare i mali antichi difficili da affrontare e ancor più da sconfiggere.
Ma Giusi non è indulgente con sé stessa e nemmeno con l’umanità e, sotto l’urgenza di una
passionalità connaturata trova l’antidoto a quel peccato originale che è l’immobilismo atavico e
con la penna sembra tracciare un percorso che spiega e dispiega le ragioni della sofferenza e che
conduce verso la vita.
 La sua poetica si condensa già nelle prime pubblicazioni intorno a un nucleo di immagini e
sentimenti che rimangono costanti e solidi come scaturiscono dalla pienezza di vita che li ha
generati e che traggono ispirazione da elementi di vita vissuta: la terra, il mare, il vino, l’erotismo,la
natura tutta, nella quale si immerge, “cosa fra le cose “ della vita, intrisa della stessa energia,in un
panismo risuscitato come nella migliore tradizione letteraria della poesia decadente,intesa nella
sua accezione più positiva,come “energia di madre terra” che nella lirica Passi , che dà il nome alla
raccolta, si rivela attraverso quei “ versi” che come “i vellutati e illuminanti passi “ …..”alitano
pensieri”.
La condivisione dei pensieri è dunque un’azione irrinunciabile per il poeta che, medium
inconsapevole, mette con i suoi versi in comunicazione l’universo con l’umile umanità.
Ed è proprio questa la poetica annunciata da Giusi in ben tre liriche
Perchè 
Poesia consapevolezza
Notte 
I temi dominanti della raccolta Passi sono diversi dalla precedente Forza d’ali, pur provenendo dal
medesimo nucleo già detto.
Nell’opera precedente prevaleva una poesia salvifica, capace di riscattare l’umanità dalla mediocrità,
elevarla attraverso una “ forza d’ali” da imprimere al cuore per trovare il coraggio di guardare oltre
il contingente, l’individuale e trovare la via del riscatto dalla mediocrità e dal dolore.
Ma definire i temi è sempre riduttivo e l’ indicazione è solo di comodo per evitare
l’indeterminatezza, in realtà l’ampiezza delle sollecitazioni che provengono dalle pagine di poesia
consentono livelli di lettura vari e aperti alla sensibilità individuale.
Nella raccolta Passi l‘amore per la propria terra è tutto in una lirica premiata nel 2010 “L’origine
dell’essenza” dove la Sicilia è evocata con immagini carnali e accattivanti, splendenti nel sole dove
“radiosi raggi filtrano attraverso vette, pianure, aspargendo alla pelle fragranze di agare”
Si aggiunge ancora un’altra immagine felice in
 “Inno al vino” con un richiamo all’ antica Fenicia,
alle divinità agresti, al culto del vino in un contesto di gioia e naturalezza.
L’immagine solare della Sicilia si copre di ombre nelle altre poche liriche ad essa dedicate dove
torna il dolore per i mali di questa terra: l’omertà, l’ubbidienza cieca, l’egoismo del
potere, l’ingiustizia sociale che hanno fiaccato ogni slancio e avvilito gli animi.
Pupi 
Povera terra mia
E non basta il ricordo del glorioso passato a riscattare il presente, così in La mia terra “ soccombe
da fardelli la povera Sicilia mia”.
La voce di Giusi si alza in un’altra sola lirica a farsi coraggio
Vita?    “ E’ una necessità volgere lo sguardo oltre l’orizzonte nutrire questa vita grama,
vigliacca, insensibile”
Ho lasciato per ultimo un tema che in questa raccolta è fortemente e plasticamente
presente,espresso con slancio e varietà di toni.
E’ il tema dell’amore che nell’economia dell’opera occupa lo spazio più ampio.
E’ modulato attraverso immagini vive ed evocative di corpi,mani,occhi,seni e delineati in uno
sfondo di natura prorompente, di acque e fiori chiamati a volte uno ad uno per nome
Il giardino dell’amore  di luoghi accoglienti e complici.
Si intuisce dalle descrizioni fulminanti l’inseguimento di esperienze sensitive totalizzanti, l’energia
di un erotismo accogliente e generoso.
Queste caratteristiche mi richiamano pochi poeti della letteratura italiana del Novecento che,
rispetto ai poeti stranieri, poco hanno trattato l’erotismo prorompente,frenati come sono sempre
stati dall’occhio censorio del cattolicesimo sull’arte in ogni sua forma.
Pertanto se un precedente si può trovare questo è nella letteratura straniera e in particolare in
Neruda,poeta del Sud del Cile, terra di colori e di odori intensi accostabile alla Sicilia e ispiratrice
di passioni ardenti come il sole che vi batte
Una raccolta in particolare può giustificare l’accostamento ,scritta in età giovanile, le Venti canzoni
d’amore e una disperata(1924) dove ritroviamo temi insistenti come il mare,l’universo
impenetrabile,la notte sul cui sfondo si stagliano figure di donne carnali per la prima volta e che
rappresenteranno un modella per la poesia di lingua spagnola del Novecento.Anche per Neruda la
critica ha parlato di panismo egocentrico sottolineando i toni drammatici del suo romanticismo.
Ma nella forma finisce l’accostamento con Giusi perchè nella sua opera altro è il significato.
L’amore sembra essere il rifugio più sicuro dell’esistenza in ogni forma e verso ogni essere, adulto  
o bambino, madre o padre,dolce e consolatore,cibo per l’anima anche nel dolore che mai dura a
lungo ma anch’esso quasi vivo solo  un attimo nel ricordo.
L’ accoglienza, la saggezza quasi materna sembra non escludere l’altra faccia dell’amore ma la
stempera e la rende meno aspra facendola fluire nel ciclo vitale di tutte le cose.
Come la lirica di chiusura “ Calore del mio cuore”
è la sintesi perfetta di una personalità generosa e umana che vuole condurre per mano sulle orme dell’universo.
Maria Luisa D’agostino
 
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